[S-fotografie] oltre alinari

Sauro Lusini sauro.lusini a alice.it
Ven 12 Ott 2012 15:57:41 CEST


Ho letto la breve ma densa riflessione di Mario 
Cresci a proposito della querelle Alinari, e l'ho 
trovata di grande interesse, perché coglie alcuni 
punti fondamentali sullo stato della fotografia 
per quel che riguarda il versante culturale.
Li riassumo
1 la fotografia vissuta come fatto museale
2 il rapporto tra fotografia storica e fotografia contemporanea
3 l'assenza di una prospettiva culturale della 
fotografia, in parte riconducibile al concetto di cultura dell'immagine
4 i rapporti con l'editoria e l'informazione
5 la didattica e la scuola.
Cresci concentra la sua riflessione sulla 
politica promossa/o non promossa da Alinari in 
campo fotografico; io la estenderei in una 
prospettiva più ampia che riguarda la situazione 
italiana in generale, così come si è venuta 
storicizzando, per farne oggetto di un confronto 
che vada oltre la situazione contingente, 
rispetto alla quale comunque Cresci ha il merito 
di non prendere semplicemente atto di una 
situazione, e denunciarla, ma di avviarne l'esame 
critico, ricercarne le ragioni e magari individuarne le soluzioni positive.

1. I rischi della museificazione, che poi 
significa imbalsamazione di un bene e sottrazione 
ad un circuito utile di fruizione e godimento 
collettivo, sono sempre dietro l'angolo quando si 
ha a che fare con la gestione, difesa e tutela di 
un patrimonio; riguardano la fotografia e più in 
generale l'intero patrimonio artistico. Il tema è 
di grande interesse e forse meriterebbe una 
riflessione maggiore rispetto a quel che si 
registra in una realtà, come quella italiana, in 
cui di tanto in tanto si affaccia l'idea di 
creare appositi "musei della fotografia", storica 
o contemporanea. Vedere come il tema è stato 
affrontato in alcune realtà straniere può essere 
utile, e la prospettiva di un museo per la 
didattica personalmente non mi sembrerebbe 
un'idea da scartare. Rimane una grossa questione: 
creare consenso in modo da aggregare 
professionalità e risorse che, in una realtà come 
l'attuale, non possono essere che private; per un 
duplice motivo: mancanza di risorse nel pubblico 
che pure ha avuto non pochi meriti nel recente 
passato in campo fotografico, e in parte continua 
ad averne; maggiore capacità del privato a 
cooptare progettualità coerenti con le attese 
della società, e dei gruppi professionali.
Sapendo ovviamente distinguere sempre tra cultura 
e commercializzazione, in modo da trovare un punto di sintesi.

2. Che sia mancata una riflessione in grado di 
istituire un collegamento tra fotografia storica 
e fotografia contemporanea è un dato, si tratta 
di vedere quali ne siano state le cause e quali 
le possibili vie di uscita. Indubbiamente si dà 
una ragione contingente: quando negli anni 
settanta si avviò in Italia, per una serie di 
ragioni ormai in parte storicizzate, quel 
processo di attenzione, istituzionale e critica, 
alla fotografia, ricondotta nell'ambito del 
patrimonio da tutelare e difendere, l'interesse 
fu rivolto pressoché esclusivamente alla 
fotografia storica, e vide la larga 
partecipazione al progetto di storici, 
antropologi, storici dell'arte ... ovvero di 
studiosi legati ad altre discipline. Mancò 
probabilmente una riflessione specifica che 
riguardasse la fotografia in quanto tale a 
prescindere dalla sue referenze di contento 
sociale. Anche l'editoria, pure presente e non in 
ruoli di secondo piano, si mosse in tal senso. Se 
la fotografia storica seppe aggregare 
professionalità studiosi e interessi, perché non 
vi è dubbio che le vecchie fotografie hanno un 
loro fascino e sanno svegliare emozioni, la 
fotografia contemporanea forse non seppe fare 
altrettanto, e non valse l'impegno di alcune 
amministrazioni pubbliche che pure promossero 
specifiche campagne di rilevazione sul territorio 
cercando di coniugare l'aspetto storico 
documentario con i valori - espressivi, 
comunicativi, di ricerca formale - della fotografia contemporanea.
Si è trattato di mancanza di progettualità? di 
assenza di un soggetto, pubblico o privato in 
funzione trainante? di scarsa incisione del 
mercato o interessi collezionistici?

3 La carenza di una cultura fotografica, o più in 
generale dell'immagine, è un limite che forse 
consegue dalla mancata istituzionalizzazione 
della disciplina, documentata dalla sua non 
presenza, se non in ruolo marginale e subalterno, 
nelle università e accademie. Che va oltre il 
fatto in se stesso, perché, a ben vedere, in un 
modo o nell'altro la presenza si registra ma, al 
di là del fatto che sia in ruoli marginali, manca 
un'idea unitaria: si assiste ad una somma di 
presenze eterogenee, in assenza di un'unità di 
intenti, di progetti, di programmi. Manca, mi 
sembra, un'idea unitaria costruita attorno alla 
fotografia da cui consegua un programma di insegnamento coerente.
Mancando questo, manca non solo un programma, ma 
una semplice ipotesi di formazione dei docenti 
per cui non ci si deve sorprendere poi se la 
fotografia non figura nei programmi di 
insegnamento delle scuole primarie e secondarie 
dove l'educazione all'immagine è demandata 
esclusivamente all'insegnamente dell'educazione 
artistica; la presenza della fotografia al più è 
affidata alla libera iniziativa e impegno di 
qualche singolo docente. E questo in una società 
dell'immagine e dei mass media, dove i programmi 
scolastici registreranno l'ingresso massiccio di 
computer e simili! Assisteremo ad una invasione 
delle immagini senza collegarvi una apposita 
educazione, che riguarda non solo la formazione 
del gusto, ma anche la capacità di controllo dell'informazione!

4 Da questo insieme di circostanze che comportano 
la mancanza di un pubblico interessato agli 
aspetti più propriamente culturali della 
fotografia e di una critica specializzata che non 
trova adeguata collocazione sul mercato, consegue 
forse la scarsa presenza di un'editoria 
all'avanguardia e innovativa, che si manifesta 
soprattutto nel settore dell'informazione 
giornalistica e della stampa periodica che da 
sempre ha avuto con la fotografia un rapporto 
contrastato (a titolo d'esempio basta pensare 
all'esperienza per certi aspetti unica del Mondo di Pannunzio).
Del resto non è senza significato che non esista 
in Italia una rivista di fotografia che si occupi 
degli aspetti propriamente culturali, di storia e di critica.

5 Potrebbero la scuola e la didattica essere in 
questa fase il filo rosso che fa collegamento tra i vari problemi?

In chiusura una breve risposta alle amiche che 
hanno inteso rispondere alla mia sollecitazione 
sulla lista, o ne hanno tratto motivo per alcune 
riflessioni... un po' amare. Le inviterei a non 
arrendersi e a non farsi prendere dallo 
scoraggiamento: ci sono molterealtà positive e 
del resto le battaglie se sono troppo facili vuol dire che non sono tali.

Sauro Lusini





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