[S-fotografie] pane e fotografia

pierluigi.manzone a tiscali.it pierluigi.manzone a tiscali.it
Dom 27 Nov 2011 17:58:50 CET


Buongiorno
sia pur con reticenza accetto di essere coinvolto nella discussione. Innanzitutto 
io sono un fotoamatore, spero non l'unico iscritto alla lista. Non produco fotografia di 
consumo, non restauro fotografie. Amo e studio la fotografia da autodidatta, aiutato e 
supportato da grandi maestri, ma sempre solo per diletto. Colleziono fotografie di altri, 
direi quasi solo immagini riferibili alla Foundphotography anche se sarebbe più giusto 
presentare il fondo fotografico che possiedo come una consistente raccolta di fotografie al 
confine tra vernacolare e storico. 
Come dire... sono un "intruso" in questa lista, ma la 
lista diffonde cultura e io ne traggo vantaggio.
Trovo interessante la discussione  ma alcune 
sfumature mi lasciano perplesso. 
Condivido le note dei Sig.ri Colombo, Tomesani e Bonazza. 
L'evoluzione tecnica del mezzo ha portato la fotografia ben oltre le più ottimistiche 
aspettative. Fotocamere anche di buona qualità sono presenti un po' ovunque e tutti, dico 
davvero tutti, possono produrre senza sforzo ottime fotografie. Aggiungendo a questo la 
rapidità di diffusione delle immagini dovuta al web si fa in fretta a scoprire che buona parte 
delle attività professionali di un tempo oggi sono superate. Mi spiace ma è l'evoluzione del 
mezzo, resta invece ferma l'educazione al vedere che è la base di tutto e che sovente ho il 
dubbio che da noi sia un po' sottovalutata. 
La fascia di praticanti la fotografia non 
identificabile tra i fotoamatori tantomeno tra i professionisti è cresciuta esponenzialmente, 
sono i semplici possessori di fotocamera. I loro desiderata hanno trovato risposta 
nell'attuale fotografia numerica, perfettamente democratica. Loro cercano solo la memoria del 
momento e/o la validazione di un atto: essere stato, aver fatto.... da sempre la fotografia 
popolare è legata a questo (Saremo noi successivamente, dopo anni, a rileggere quelle immagini 
attribuendo loro un diverso significato) Un tempo essi erano costretti a rivolgersi al 
professionsita per tutto o parte, oggi si fa da se con ottimi risultati se rapportati alle 
esigenze. 
I commenti del Sig Giudici mi portano a supporre che egli lamenti la morte di 
questo mercato asserendo che la fotografia di consumo, tutto quello che viene eseguito dal 
professionista su commissione e che va dalla fotografia di cerimonia alla fotografia di 
pubblicità o alla più nobile fotografia di cronaca, subisce un danno consistente appunto 
dall'estrema democratizzazione del mezzo fotografico (il lavoro in nero non è un problema di 
cultura fotografica, si risolve denunciando l'abusivo alla Guardia di Finanza). Quindi sembra 
affermi che bisogna valutare il prodotto in base a chi ha premuto il grilletto, cioè valutare 
il prodotto finito non per quello che è ma per la professione di chi l'ha fatto. Preso alla 
lettera questo significa perdere parte della storia della fotografia. Credo non sia nelle 
intenzioni del Sig. Giudici.
Sono d'accordo se intende valutare non l'abilità tecnico-
professionale (>>>chi lo fa da professionista,  ha mezzi, culturali e tecnici più adeguati<<<) 
ma espressività e capacità di comunicare un messaggio da parte del prodotto finito. Il livello 
culturale del messaggio trasmesso dalle fotografie esposte/pubblicate, che è poi la capacità 
intellettiva dell'operatore, distingue il lavoro professionale da quello hobbistico.
Oggi 
sempre più sovente un consistente numero di amatori cercano elevati standar di qualità, hanno 
esigenze tecniche e culturali uguali o maggiori del professionista che produce fotografia di 
comsumo. La capacità di pensare, realizzare e proporre un progetto non deve essere prerogativa 
del professionista, come non deve essere prerogativa del professinista l'adempimento degli 
obblighi di legge. Proporre una mostra, pubblicare un libro è un atto culturale che va oltre 
la professione, fotografare un matrimonio è lavoro, il discorso è diverso e l'abusivismo va 
eliminato.
Oggi più che mai la figura del fotografo professionista va riletta e radicalmente 
cambiata. Non posso essere io a dire come, sono un fotoamatore, ma di certo globalizzazione, 
evoluzione tecnica e di costume incidono notevolmente a svantaggio del mestiere fotografo.

Condivido invece la necessità di identificarci per quello che siamo, io lavoro in un'azienda e 
sono fotoamatore, lui è fotografo professionista, c'è chi insegna all'università, chi gestisce 
importanti archivi..... Nulla di male, identificarsi è solo civiltà.

Grazie per lo spazio 
offertomi dalla lista
Cordialmente 
Pierluigi Manzone

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>>> Parlare 
di fotografia non deve necessariamente essere solo citare  il dato tecnico, lavorativo, si può 
eludere questi aspetti e concepire una fotografia più ragionata, già “digerita” in modo da 
formare le prossime generazioni su basi culturali più solide e sperare che queste facciano 
rifiorire l’aspetto estetico/creativo-artigianale della nostra arte. 
Cominciamo a 
distinguerci, presentiamoci di volta in volta con le nostre competenze, fotografi 
professionisti, foto-amatori, ricercatori, archivisti, le nostre sinergie potranno forse 
aiutare la fotografia tout court a espellere malintesi che poi diventano parte integrante del 
modo di agire e pensare per una categoria intera. Io come professionista voglio sempre 
migliorarmi tecnicamente e culturalmente, lo studioso dovrà fare altrettanto, il foto-amatore 
potrà divertirsi sempre imparando da altri, così facendo tutti noi avremo il rispetto per la 
fotografia ed ogniuno parlerà di fotografia sentendosi autorizzato e rispettando il lavoro 
degli altri. <<<<

>>>> Tuttavia credo che dobbiamo porci freddamente, 'laicamente' ad 
analizzare il fenomeno di questa trasformazione.. che sul piano sociale e culturale 
complessivo non è un fenomeno di regressione, bensì un momento di evoluzione della tecnologia.

In sostanza, l'avvento delle tecnologie di ripresa digitale, l' apparizione di piccole 
fotocamere compatte di facile uso, l' inclusione di fotocamera nei telefoni cellulari, ha 
ribaltato completamente il modello di produzione privata ( e collettiva ) delle immagini. Se è 
rimasto tutto come prima nel processo di formazione ottica delle foto dentro la piccola 
'camera oscura' degli apparecchi, al contrario i sensori che ora le accolgono, al posto delle 
emulsioni fotochimiche, le possibilità di correzione e trasformazione ( photoshop ) le 
possibilità di una diffusione istantanea delle riprese in rete... hanno mutato 
irreversibilmente la 'figura' del fotografo.  Tutti, o quasi, ottengono accettabili  ritratti 
dei congiunti, riprendono matrimoni e celebrazioni varie, documentano al volo processi di 
produzione, momenti di lavoro, oggetti e materie. Sono appunti 'non professionali' ma bastanti 
per i nostri scopi documentari, superficiali e frettolosi. Giovani operatori offrono - per 
vivere - riprese approssimate a prezzo infimo, che il cliente ( giornale, azienda, agenzia 
pubblicitaria ) ritoccherà, sistemerà facilmente. I giornalisti scattano il loro fotoritratto 
ai personaggoi intervistati, gli architetti armeggiano con le reflex accontentandosi di 
prospettive accettabili. Cadono però anche le capacità di analisi critica delle immagini 
proprio perchè queste ci circondano a miliardi, erompono dal nostro monitor a getto continuo e 
in certo senso 'narcotizzano ' la nostra attenzione. Oggi vedere significa poter fotografare : 
c' è sempre un obiettivo pronto... lo vediamo nelle piazze arabe che insorgono come sul nostro 
povero territorio ferito dalle alluvioni. Questo non è un regresso. Anzi è un momento di 
evoluzione tecnica che ci permetterà, credo, anche  una nuova crescita sociale, domani 
civile. 
La professione del fotografo va ripensata radicalmente..  <<<<

>>>>La fotografia non 
ha ucciso la pittura, il teatro non è scomparso perché è arrivato il cinema, e questo esiste 
ancora nonostante l'invasività della televisione. Sono cambiate le cose, è stato difficile 
interpretare i cambiamenti e saper sopravvivere, ma sicuramente c'è anche molto di positivo, 
vorrei poter sperare anche di democratico. Solo che il nostro amato mestiere artigianale non 
ritornerà.
Trovo validissimo l'esempio che faceva Roberto Tomesani quando paragonava la crisi 
di alcuni settori della fotografia alla scomparsa degli scrivani da strada che c'erano fino al 
dopoguerra. Quelli dei film di Totò che con il banchetto sul marciapiede scrivevano per chi 
non lo sapeva fare, lettere ai familiari lontani, agli innamorati, ai figli militari. Certo 
gli scrivani di mestiere avevano una bella calligrafia e forse frasi adatte ed espressive, ma 
nessuno potrà mai rimpiangere che poi ognuno abbia avuto la possibilità di scrivere da solo 
quelle parole così personali, con tanto di errori e ingenuità magari. Nel nostro caso 
assistiamo al fatto che tutti ormai possono scrivere fotograficamente, non c'è più bisogno di 
qualcun altro che lo sappia fare. Certo è scomparso solo l'analfebetismo fotografico, rimane 
da scoprire una "letteratura" fotografica, abbiamo imparato solo l'A B C , ma questo è già 
avvenuto e non torneremo indietro. <<<<<


>>>>Il fotoamatore può fare fotografie, ma bisogna 
inculcare nella testa di tutti che chi lo fa da professionista,  ha mezzi, culturali e tecnici 
più adeguati. Senza togliere nulla all'appasionato, la sua figura deve rimanere ai margini, se 
poi vuole fare il grande salto, lo faccia seriamente e con competenza, per usare una frase 
fatta : senza se e senza ma.
Intendiamoci bene, la soluzione non deve essere il  mero 
corporativismo.<<<

>>>> Dovremmo avere il coraggio di trattare i fotoamatori, o mille altri 
nostri "colleghi"  che non sanno nulla di cultura e tecnica fotografica,  in questa maniena 
grezza, perchè,  anche se bravi, restano sono solo degli appassionati o degli incompetenti 
agli occhi di un professionista. <<<<










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