[S-fotografie] Pane e fotografia

alberto giudici alberto.giudici a gmail.it
Mer 23 Nov 2011 11:36:42 CET


Parlare di più di pane e fotografia, credo sia uno dei compiti in cui, l’arte della fotografia abbia letteralmente FALLITO. La “colpa” dell’ignoranza congenita che la categoria, quella dei fotografi appunto si porta dietro se non dalle origini già fin dalla più tenera età a volte pare evidente. Mi spiego. In nessuna categoria è accettabile che ci sia un così alto tasso di disonesta civile (si legga abusivismo lavorativo) senza che la categoria stessa si rivolti, così come in nessuna  “categoria ben strutturata” è legittimo lasciare passare il messaggio che il lavoro eseguito da quella categoria appunto sia sostituibile in altre forme e da altre figure professionali. 
Io da fotografo e artigiano, dopo 25 anni che navigo in un mercato fatto per lo più da disonesti e farabutti, da incompetenti e truffatori ho scelto di digerire o se vogliamo di selezionare accuratamente,  piuttosto che fare, ho competenze tecniche  che non voglio disperdere rifocillando il  mercato sbagliato, piuttosto chiudo l’attività, così come saremo costretti a fare in molti se non cambia il substrato culturale che ci sta attorno e siamo immersi.

Quanti fotografi hanno avuto il coraggio in anni recenti di denunciare un certo mercato ricattatorio della fotografia senza sentirsi dei pesci fuor d’acqua o peggio come mi è capitato più volte, di essere colui che disprezzando quel mercato disprezzava il lavoro del fotografo? Allora volendo digerire (selezionare) quel tipo di mercato, da persona che ragiona e può ancora esprimere giudizi farò di tutto per denigrare quel mercato ed i soggetti che troppo spesso ho sentito chiamare colleghi in modo inopportuno. 
Quanti di noi, sono ascoltati quando denunciano che il mondo della moda e l’editoria di settore (il prestigioso made in italy) usa per lo più fotografi stranieri in nome della globalizzazione anche culturale?  Prima gli americani e gli Inglesi, ora i cinesi.
Chi non si sente offeso dalle aziende che pur di risparmiare in questi anni sono riuscite a tagliare anche sui costi della fotografia e pagare i servizi al 50% all’ 80% in meno? Se ti pagano e quando ti pagano!
Una categoria può parlare del proprio pane, ovvero del proprio lavoro quando è categoria, ma se io professionista da 25 anni vengo trattato sempre come il ragazziono o il paparazzo della situazione che deve sempre obbedire alla logica di un mercato ed al ricatto del più forte che detta regole assurde,  allora questo diventa necessariamente un problema culturale che va combattuto dall’interno. 
A questo proposito oggi nessuno in nome del mercato e dei piccoli interessi di bottega,  si permette di dire che i vari Istock,fotolia,ecc.........sono lo strozzinaggio della categoria, la distruzione di molti fotografi che lavoravano per le agenzie di stock; scommetto che molti credendosi fotografi a tutto tondo inseguano anche quei mercati, ignorando la distruzione che queste agenzie virtuali producono all’economia reale delle nostre aziende, delle nostre stesse attività ed alla credibilità di tutta la categoria. Mercati che sminuiscono le figure professionali che producono i loro lauti guadagni su vasta scala.  
A questo proposito molte associazioni di categoria non capendo il danno a lungo termine che c’è dietro quel mercato continuano a dire che bisogna adeguarsi (?).

Parlare di fotografia non deve necessariamente essere solo citare  il dato tecnico, lavorativo, si può eludere questi aspetti e concepire una fotografia più ragionata, già “digerita” in modo da formare le prossime generazioni su basi culturali più solide e sperare che queste facciano rifiorire l’aspetto estetico/creativo-artigianale della nostra arte. 

Cominciamo a distinguerci, presentiamoci di volta in volta con le nostre competenze, fotografi professionisti, foto-amatori, ricercatori, archivisti, le nostre sinergie potranno forse aiutare la fotografia tout court a espellere malintesi che poi diventano parte integrante del modo di agire e pensare per una categoria intera. Io come professionista voglio sempre migliorarmi tecnicamente e culturalmente, lo studioso dovrà fare altrettanto, il foto-amatore potrà divertirsi sempre imparando da altri, così facendo tutti noi avremo il rispetto per la fotografia ed ogniuno parlerà di fotografia sentendosi autorizzato e rispettando il lavoro degli altri. 

Scusate per le predica, mi auguro che il ragionamento possa contribuire alla discussione. 

Alberto Giudici


Alberto Giudici fotografo 
e docente di Tecnica fotografica
in una scuola di secondo grado. 
Studio - Via Beccaria 9
20025 Legnano (mi)
Tel 0331 549242
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