[S-fotografie] R: Re: IL FESTIVAL DI FOTOGRAFIA DI ROMA COME LO PENSO IO

diego.mormorio a libero.it diego.mormorio a libero.it
Gio 6 Nov 2008 12:53:36 CET


Grazie Maria Cristina,
Ciao
Diego

>----Messaggio originale----
>Da: ricciard a unich.it
>Data: 06/11/2008 9.22
>A: "diego.mormorio a libero.it"<diego.mormorio a libero.it>
>Ogg: Re: IL FESTIVAL DI FOTOGRAFIA DI ROMA COME LO PENSO IO
>
>
>Bravo Diego! Mi piace e condivido pienamente la partenza dal  
>Paesaggio, inteso come grande patrimonio culturale.
>Conta sulla mia collaborazione.
>Buon lavoro!
>Maria Cristina Ricciardi
>
>Def. Quota "diego.mormorio a libero.it" <diego.mormorio a libero.it>:
>
>>
>> Il Festival di Roma come lo penso io
>>
>> Rispondendo agli amici che mi hanno chiesto come farei io il Festival di
>> fotografia di Roma, dico subito che, senza tralasciare affatto i più  
>> importanti
>> stimoli che ci vengono dal panorama internazionale, lavorerei soprattutto
>> intorno all’INDENTITA’ ITALIANA e, prendendo esempio dai francesi,  
>> cercherei di
>> VALORIZZARE IL NOSTRO VASTISSIMO E IMPORTANTE PATRIMONIO FOTOGRAFICO, che
>> rimane purtroppo ignoto al grande pubblico, così come ad alcuni che pure 
si
>> sono occupati a Roma di fotografia.
>> Come primissima cosa lavorerei su una mostra filologica dedicata a uno 
dei
>> più grandi fotografi italiani, citato anche nei più importanti libri  
>> di storia
>> della fotografia stranieri, come sono quelli di Newhall e Gernsheim: il 
conte
>> GIUSEPPE PRIMOLI (1851-1927). Tale mostra, oltre ad evidenziare la 
grandezza
>> dell’autore, servirebbe a rievocare il fascino e la bellezza della Roma a
>> cavallo tra Ottocento e Novecento.
>>
>> Darei molta importanza al PAESAGGIO, che è un tema strettamente connesso 
a
>> quello dell’identità e della ricchezza culturale del nostro Paese. Come 
ho
>> diverse volte sottolineato – cfr. soprattutto i cataloghi delle mostre
>> realizzate dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali L’Italia nel
>> paesaggio (1999) e Luoghi come paesaggi (2000 – c’è un rapporto 
inscindibile
>> tra la cucina di una nazione, la sua agricoltura e i suoi paesaggi.
>> La fotografia paesaggistica lungi dall’essere soltanto un esercizio 
estetico,
>> è il luogo d’incontro di diverse specificità culturali e produttive.
>>
>> Nel Festival che farei io, l’intreccio tra le specificità culturali e
>> produttive non avrebbe spazio soltanto nella trattazione fotografia di
>> paesaggio, ma riguarderebbe diverse risorse fondamentali del nostro 
Paese.
>> Affronterei, ad esempio, il rapporto tra LA FOTOGRAFIA E LA MODA e,  
>> tenendo in
>> particolare considerazione la specificità culturale romana, soffermerei 
l’
>> attenzione tra la fotografia e l’alta moda a Roma.
>> Allo stesso modo, darei spazio a un altro tema che ha importante rapporto 
con
>> la produttività italiana, e che, come quello della moda, è stato
>> snobbisticamente e superficialmente tenuto lontano dal Festival dei 6 
anni
>> scorsi: il rapporto tra LA FOTOGRAFIA E LA PUBBLICITA’.
>>
>> Con questa stessa logica, darei ampio spazio alle diverse scuole di
>> fotografia che operano a Roma e nel resto d’Italia, avendo come obiettivo
>> principale quello di sviluppare il confronto e una forte consapevolezza
>> professionale.
>> In questo ambito, lavorerei per gettare basi per un MUSEO DIDATTICO DI 
STORIA
>> DELLA FOTOGRAFIA (che manca nel nostro Paese) e per quelle di una  
>> BIBLIOTECA DI
>> FOTOGRAFIA degna di questo nome, egualmente inesistente in Italia.
>>
>> Nel Festival come lo immagino io, non ci sarebbero titoli annuali, perché
>> questi, se non vengono adeguatamente sviluppati con almeno un paio di anni 
di
>> anticipo e di lavoro, risultano inutilmente limitativi e (come è  
>> successo nei 6
>> anni scorsi del Festival) una scatola vuota o riempita con cose
>> raccogliticce.
>>
>> Allo stesso modo escluderei dal Festival molti dei punti espositivi
>> improvvisati che hanno caratterizzato il cosiddetto “circuito” del  
>> Festival dei
>> sei anni scorsi, inserendo invece soltanto quelli che rientrano in una
>> specifica continuità lavorativa e con mostre con un preciso valore 
estetico.
>>
>> Il Festival così come lo penso io dovrebbe essere frutto dell’apporto di
>> diverse competenze – un concerto di forze, che dovrebbe confluire  
>> nel catalogo,
>> inteso come intreccio di materiali critici e visivi che aiutano il 
visitatore
>> alla migliore comprensione delle mostre e che, a evento ultimato, possa
>> risultare utile a un ulteriore approfondimento.
>>
>> Diego Mormorio
>>
>
>





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