[S-fotografie] E' inutile chiedere che si dia spazio ai giovani impegnati nel campo della fotografia quando....

diego.mormorio a libero.it diego.mormorio a libero.it
Gio 17 Lug 2008 16:18:17 CEST


È inutile chiedere che si dia spazio ai giovani impegnati nel campo della fotografia quando questo campo viene considerato poco più di nulla. 
 
 
Dopo la nota sul “Festival” di Roma che ho fatto circolare nel mondo della fotografia, mi sono giunte alcune lettere di condivisione, fra cui quelle di due amici della “lista” che hanno però voluto scrivermi privatamente, “per riservatezza”, ma credo anche per non esporsi. Una di queste lettere, pur condividendo, le mie critiche, mi muove alcuni garbati rimproveri. Dice: “la tua lettera può risultare politicamente inopportuna”, e dall’altro “ci si può chiedere perché tu intervenga soltanto adesso. Può sembrare che tu uccida un uomo morto”. Dice, ancora, che nella mia “lettera” si avverte un certo livore che risalirebbe, forse, a cose personali. 
 
1) Rispondo partendo da questa ultima considerazione. Non c’è niente di personale, anzi, 
è esattamente il contrario, perché, al di fuori della strettissima cerchia della mia famiglia (nella quale resta imperante la sfera del sentimento)  ogni mio giudizio e ogni mia conseguente presa di posizione si fonda sul ragionamento. Per mia natura, tendo a diventare amico solo di persone di cui ho stima umana e intellettuale. Nel caso di Delogu mi spiace dover riconoscere che questa stima è andata via via scemando, proprio per il modo con cui ha gestito il festival.  
 
2) Io non ho preoccupazioni politiche e, più specificatamente, partitiche. Per me la prima – e in realtà unica – cosa che conta veramente è fare bene, con coscienza e conoscenza, il proprio lavoro. Solo così si può uscire dall’eccessivo peso che hanno nel nostro Paese le posizione ideologiche. Ho sentito circolare una battuta: “Se in Italia si fulmina una lampadina, prima fanno un convegno politico sulla lampadina, poi la sostituiscono”.   
 
3) Tengo a precisare che le mie critiche pubbliche al “festival”, ancorché non scritte, sono roba vecchia. Ancor prima della (insospettabile) caduta dell’amministrazione di sinistra a Roma, ho espresso sul “festival”, giudizi assolutamente negativi. Non ho partecipato ad alcuna inaugurazione e ho detto al direttore di un’importante istituzione, che aveva invitato Delogu credendo di qualificare così una sua iniziativa, che questi non rappresentava per me alcunché di qualificante. 
 
4) Diversamente da come pensa l’amico *, DELOGU NON E’ “UN UOMO MORTO”.
Delogu, infatti, da quello che mi risulta non ha dato le dimissioni da “direttore artistico” (spero di essere smentito, ma credo che egli non appartenga alla schiera di quelli che si dimettono per ragioni ideali). Dimissioni che, ancora per quello che mi risulta, nessuno gli ha chiesto.
È molto probabile, dunque, che egli continui a dirigere il “festival”.
Qualcuno si chiederà: come mai? 
Semplice. Perché la fotografia in questo nostro Paese non conta quasi niente. È assolutamente marginale. E proprio su una cosa ritenuta marginale, la nuova amministrazione è assai probabile che verrà inscenare un atto di magnanimità politica. È probabile che lasci le cose come stanno, per poter dire: vedete come siamo aperti? Abbiamo lasciato a cavallo (la metafora non è casuale) un cavaliere di Veltroni.  
 
 
La mia “nota”, cari amici e colleghi, diversamente da come qualcuno di voi ha creduto, va ben oltre la questione del “festival” di Roma e del passato. Riguarda il futuro.  
 
È INUTILE CHIEDERE CHE SI DIA SPAZIO AI GIOVANI IMPEGNATI NEL CAMPO DELLA FOTOGRAFIA QUANDO QUESTO CAMPO VIENE ISTITUZIONALMENTE E CULTURALMENTE CONSIDERATO POCO PIU’ DI NULLA. 
 
Soltanto se riusciremo a portare la fotografia fuori dalle ristrettezze culturali in cui vive potremo dare speranza ai giovani che vogliono vivere in questo campo. Dai tempi del mio Una invenzione fatale (Sellerio 1985) e Gli scrittori e la fotografia (Editori Riuniti 1988) sono convinto che, per dare alla fotografia lo spazio che merita, occorra fare un salto di qualità: collegare l’ambito fotografico al più vasto tessuto della cultura. Ripeto. Soltanto a partire da questo salto potranno trovare spazio i tanti giovani che in questi anni hanno affrontato lunghi e faticosi studi che li hanno portati ad essere storici, restauratori o archivisti della fotografia. 
 
Con la mia “nota” sul “festival” di Roma non ho inteso, dunque, toccare una questione locale o, relativamente al suo “direttore artistico”, una faccenda personale, ma richiamare l’attenzione sul futuro della fotografia in Italia. 
 
Cordialmente 
Diego Mormorio



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