[S-fotografie] FW Tina Modotti-appello

Elvira Tonelli fototeca a fototeca.it
Gio 25 Nov 2004 14:22:46 CET


Lettera aperta a Istituzioni, Enti, Amministrazioni, Fondazioni, Istituti, 
Mass media, Associazioni, Sindacati, Movimenti, Partiti, donne e uomini 
della cultura, della scienza, dell’industria, dell’artigianato, dell’arte, 
della letteratura, della politica, della scuola, delle professioni, del 
giornalismo,...a tanti cittadini di sincera volontà.
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    Da molti anni Tina Modotti è riconosciuta al di qua e al di là 
dell’Atlantico come una delle donne e artiste più significative del 
Novecento; questa friulana d’eccezione è sicuramente la più importante 
figura femminile nella storia della nostra terra. Inoltre per trent’anni 
proprio a Udine, sua città natale, sono state realizzate numerose 
iniziative (ad opera di persone e associazioni autonome) per la 
divulgazione dei valori di arte, vita e libertà di cui è portatrice.
Pertanto la necessità umana e culturale di riconoscere quei valori, da 
parte delle Amministrazioni che si sono succedute, si dimostrava urgente da 
tanto tempo.
    Nel novembre del 1999 il Sindaco di Udine Sergio Cecotti e Assessori di 
riferimento, durante incontri ufficiali con il nostro Comitato e in diverse 
pubbliche occasioni, dichiararono la loro volontà/decisione di acquisire la 
casa natale della Modotti, situata in via Pracchiuso 89, per destinarla ad 
attività di cultura e impegno solidale.
Seppur tardiva, doveva essere una delle iniziative per il riconoscimento 
ufficiale.
Ma sono trascorsi ben quattro anni durante i quali l’iter è stato 
volutamente affievolito e spento. Abbiamo constatato: lungaggini, 
disattenzioni, divagazioni, mancanza di impegno, tentativi di stornare la 
questione, obiezioni artificiose, deviazioni dal problema, indifferenza, 
lettere senza risposte, domande che ottengono silenzio, e quant’altro.
E ciò fino ad abbandonare la promessa iniziale senza alcun valido motivo.
Con maggiore o minore responsabilità, la mancata soluzione del problema va 
addebitato a: Sergio Cecotti Sindaco di Udine, Paolo Bordon ex Assessore 
alle Finanze, Francesco Piani ex Assessore alle Politiche sociali, Enzo 
Martinez Vicesindaco (che venne informato anche per la sua veste di 
segretario DS), Daniele Cortolezzis attuale Assessore alle politiche 
sociali, Gianna Malisani Assessore alla cultura.
    Dobbiamo inoltre riferire che l’Amministrazione comunale ha fatto un 
tentativo spicciolo e tardivo di dialogo con  la Caritas diocesana che, 
divenuta per lascito proprietaria della casa natale di Tina Modotti, l’ ha 
inserita in un progetto di asilo notturno.
In seguito anche noi abbiamo contattato la Caritas, ottenendo un ostinato 
rifiuto di discutere il progetto (che, invece, è facilmente modificabile) e 
la non volontà di affrontare la vera questione: di natura culturale, umana, 
storica e civile. Questa ostinazione è venuta da: Monsignor Pietro Brollo 
Arcivescovo di Udine, Monsignor Giulio Gherbezza Vicario generale, don 
Luigi Gloazzo Direttore Caritas, don Paolo Zenarolla Vicedirettore Caritas.

    Su questa faccenda, colma di ambiguità, il Consiglio direttivo del 
nostro Comitato ha riflettuto per mesi, l’ha definita una vergogna 
culturale e, per dovere di coscienza e di cultura, ha deciso di diffondere 
ampiamente questa lettera in tutta la nostra regione ed anche oltre.
Prossimamente verrà inoltre pubblicato un articolo approfondito sul “caso 
Tina Modotti” rapportato alla cultura ufficiale, alla politica, 
all’amministrazione.


    Un’altra iniziativa, per il riconoscimento della grande fotografa di 
origine udinese, doveva essere la costituzione di un Fondo Modotti. Dopo 
ritardi e resistenze esso venne in effetti deliberato dalla Giunta comunale 
e il nostro Comitato si attivò per fornire una prima quantità di materiale. 
L’attuazione della delibera, ossia la continua attività per la costruzione 
del Fondo, spetta ovviamente agli appositi organismi comunali, ma tale 
attività (che presuppone anche stanziamenti per l’acquisto di almeno 
qualche opera originale) prosegue a rilento.
Al momento della delibera, il Sindaco, l’Assessore alla cultura di allora 
(dott.ssa Liliana Cargnelutti), il Direttore dei Civici Musei prof. 
Giuseppe Bergamini e il Conservatore dott.ssa Cristina Donazzolo Cristante, 
decisero che, per mancanza di spazi sufficienti, “il Fondo sarà allogato in 
Castello solo provvisoriamente, in quanto destinato alla sede del Centro 
Arti Visive di via Asquini”.
Pochi mesi dopo questa dichiarazione, dagli organi di stampa locali venimmo 
a sapere che il progetto di quel Centro non contemplava la collocazione del 
Fondo, ma veniva destinato a sale cinematografiche.
    Recentemente siamo stati informati che Sindaco e Assessore alla cultura 
intendono dare il nome di Tina Modotti al Centro Arti Visive, quando verrà 
inaugurato.
Viene dunque negato lo spazio per il Fondo, per relativa biblioteca, per 
una sala di consultazione; nonché lo spazio  seppur dimensionato  per 
l’esposizione delle opere. E poi si sceglie una forma di intitolazione 
superficiale e falsamente riparatoria.

    Il comportamento dell’Amministrazione sulla casa natale e sul Fondo, 
rappresentano dunque due fallimenti culturali perpetrati contro Tina 
Modotti e contro il Comitato che porta il suo nome e che per molti anni ha 
operato in sostituzione dell’Ente pubblico inadempiente, con innumerevoli 
iniziative in Italia e all’estero.


p. Consiglio direttivo del Comitato Tina Modotti
prof. Riccardo Toffoletti
presidente
                                                                                                                 Udine, 
26 luglio 2004

P.S.   Per quanto riguarda la casa natale di Tina Modotti, informiamo che 
il 7 febbraio scorso abbiamo inviato alla Soprintendenza regionale una 
lettera per chiedere il vincolo dell’edificio, in quanto bene culturale, 
sulla base degli articoli 2, comma 1, lettera B, e 6 del Decreto 
Legislativo 29 ottobre 1999, n.490 “Testo unico delle disposizioni 
legislative in materia di beni culturali e ambientali”.
La pratica é stata istruita e completata nel maggio scorso ma, dopo cinque 
mesi, la Soprintendenza non risponde: evidentemente nemmeno questa 
Istituzione considera Tina Modotti una figura di spessore culturale e umano 
tale da prendere in considerazione e trarne le conseguenze.
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