[S-fotografie] memorie visive degli emigranti

monica di barbora mdibarbora at yahoo.it
Thu, 16 Jan 2003 20:35:57 +0100 (CET)


 --- "Noiret, Serge" <Serge.Noiret@iue.it> ha scritto:
> Cari tutti, 
> 
> nel libro "Storia dell'emigrazione italiana" a cura
> di Piero Bevilacqua,
> Andreina De Clementi, Emilio Franzina, Roma,
> Donzelli, 2001, volume ARRIVI,
> vi e anchre un CD-ROM complementare intitolato
> "memorie visive degli
> emigranti" che contiene un buon numero di fotografie
> storiche divise in tre
> capitoli: i luoghi della partenza, il viaggio, i
> paesi di arrivo. Se va
> bene, le fotografie sono accompagnate da una frase
> che li connota nel
> soggetto, quasi mai nel tempo e mai in riferimento
> al documento stesso:
> quale fondo di provenienza, autore eventuale,
> descrizioni filologiche del
> documento ecc.. Siccome quel libro e' certamente uno
> degli strumenti piu'
> importante e utile recenti nonche' di inestimabile
> valore scientitico, mi
> chideo come gli storici che l'abbiano diretto hano
> potuto lasciar passare
> queste "dettagli" che, secondo me, sono spesso
> tralasciate per documenti
> fotografici. Ancora un'occasione mancata per legare
> documenti fotografici
> storici con ricerche storiografiche anche se solo
> come corredo illustrativo
> ?
> 
> L'avete visto ? Che ne pensate ? A voi sembra
> accettabile ?
> 



 Ho dato poco più che un'occhiata al testo in
questione, quindi non vorrei entrare nel merito di una
valutazione dell'allegato fotografico.
A livello generale, è, però, purtroppo, prassi
assolutamente comune questo tipo di uso delle
fotografie anche in testi, come peraltro in questo
caso, di ottimo livello.
Nonostante la ricerca abbia fatto, credo, dei buoni
passi avanti teorici anche in questo settore, a
livello poi di lavoro storiografico è una sfilza di
"occasioni mancate".
Lavorando in archivio, vedo quanto è difficile cercare
di fare passare negli utenti la consapevolezza
dell'importanza di un'edizione critica anche per le
fotografie.
Credo sarebbe fondamentale riprodurre, insieme alle
immagini, almeno i dati minimi conosciuti (autore,
data, luogo, dati archivistici), non solo per
correttezza scientifica e correttezza nei confronti di
chi guarda le immagini, ma anche perché è l'unico modo
possibile per dare alla fotografia dignità e valore di
documento storico e non relegarla al ruolo di corredo
suggestivo e... "sentimentale".


Monica Di Barbora

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